Parrocchia San Pietro Frascati
Parrocchia San Pietro Frascati

Incontro delle famiglie del 13 Novembre 2015
Parrocchia di S. Pietro, Frascati

 

L’annunciazione per Giuseppe (Il sogno di Giuseppe)

 

Matteo 1,18-25

18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

----------
Le due annunciazioni
Questa storia va letta in parallelo all’altra: all’annunciazione per Maria.
Gli evangelisti scelgono di raccontare la storia da due punti di vista differenti.

L’annunciazione è personale, è per ciascuno,  anche quando riguarda il progetto per una coppia.
Le modalità di chiamata rispettano la nostra individualità e sono personali anche nei modi: a Maria forse un sogno non sarebbe bastato; a Giuseppe forse un dialogo non sarebbe servito.
Anche le risposte richieste e date sono individuali.

Dio è stato rispettoso della diversa modalità delle due persone.
Nella coppia o nei rapporti personali quanto sono rispettoso delle modalità che l’altra persona ha di comunicare e di agire?

 

Giuseppe uomo giusto
Giuseppe arriva al sogno dopo aver parlato con Maria: lui sa cosa è successo e solo lei glielo può aver detto. Cosa avrà provato? Sicuramente si sarà sentito tradito perché  il fidanzamento nel diritto ebraico implica un legame forte: si rimane a casa per un anno, ma si è comunque considerati come marito e moglie.
Maria ha tradito il suo fidanzamento. Giuseppe può sciogliere il legame in modo pubblico, ma decide di farlo in modo privato.

Dalle azioni che progetta di fare si capisce che Giuseppe è un uomo giusto (dal Salmo 1: che vive secondo la parola di Dio). 
È un uomo giusto perché, nonostante la legge lo preveda, decide per un’azione più mite (già prima di sapere il suo vero peso nella Storia e, quindi, nella Fede)

Giuseppe è, quindi, un uomo libero. Un uomo libero di seguire la sua scelta interiore.
E la sua scelta interiore è una scelta di pace.

 

Interpretazione del sogno  e del progetto di Dio
Le cose buone, giuste, di pace – pur necessarie - non sempre sono sufficienti per accogliere il progetto di Dio. 
Dio spesso ci chiede di fare cose che non capiamo; che non avremmo pensato di fare.

Esistano quindi due piani diversi: uno “orizzontale” (umano) – che può essere eticamente buono e giusto - e uno “verticale (divino) - che ha la necessità di essere ascoltato e interpretato.

Nel momento in cui sono di fronte ad una scelta, secondo quale piano scelgo?

Come mi parla Dio? Cosa significa agire secondo il piano “verticale”?
Dio non parla direttamente con noi. Usa il tramite degli altri, anche della comunità.

Giuseppe arriva a sera con tanti pensieri.  Sarà riuscito a prendere sonno? A che ora?
È proprio in quel momento che Dio parla a Giuseppe: nel sonno, nel sogno.

Nel sogno troviamo vari punti in comune con l’esperienza di Maria: “non temere” e “lo chiamerai Gesù”.
Giuseppe deve custodire il Signore ma non esserne padre.
Giuseppe è fondamentale (non è una figura marginale) poiché è tramite lui che Gesù entra a far parte della stirpe di Davide, quindi Giuseppe non padre adottivo ma vero padre consacrato da Dio.

A differenza dell’incontro con l’angelo, il sogno di Giuseppe deve essere interpretato: il volere di Dio deve essere interpretato.

L’angelo (in sogno) lo rassicura e dà una nuova missione e un nuovo senso alla  vita di Giuseppe. La fede cambia il suo pensiero e lo fa ‘rinascere’ dandogli un nuovo scopo.

Dio chiede a Maria e Giuseppe una cosa specifica pur essendo un progetto rivolto ad entrambi, fornisce ad entrambi degli strumenti simili. Ma ad ognuno viene chiesto di fare la propria parte anche nelle scelte fatte insieme.

Come avremmo reagito noi? 
Saremmo pronti a credere in Dio ed affrontare una prova come questa?

 

Il silenzio di Giuseppe
Giuseppe non parla in questa storia, né da nessuna parte del Vangelo. Agisce; mette in pratica; rende vivo in maniera creativa il progetto di Dio.

D’altra parte, però, Giuseppe avrà avuto i suoi dubbi, le sue motivazioni, le sue fatiche. Il Vangelo non ci dice nulla di questo, ci lascia senza modelli precisi da seguire.
È un segno di rispetto perché ci lascia liberi di essere, di agire secondo le nostre caratteristiche.

Giuseppe agisce senza parlare; la sua storia è quella di un progetto di Dio che non richiede un ruolo pubblico, un posto in vista. 
Il progetto di Dio passa per la vita fattiva di Giuseppe, nei suoi piccoli e grandi gesti di cura e di affetto; di attenzione e di silenzio; di pace e di azione.

La sua storia può essere quella di ognuno di noi. Quante persone abbiamo intorno che vivono nello stesso modo?
Il progetto di Dio su ciascuno di noi è grande, è immenso; ma può essere nascosto.

 

Conclusioni
Queste due storie fanno da modello ad ogni coppia; e la sintesi può essere data dalla frase seguente (da interpretare non tanto secondo il piano “orizzontale”, ma secondo il piano “verticale”):
Maria e Giuseppe sono una coppia in cui nessuno dei due comanda ma tutti e due obbediscono. 

Queste due storie ci pongono di fronte a questa domanda di fondo:
Come mi riguarda questa storia? Quali sono le prove che ci può aiutare a superare questa parola nella vita?

----------

Le due frasi seguenti sono state dette da persone differenti: chi sono?
1.    Dio non parla direttamente con noi. Usa il tramite degli altri, anche della comunità.
2.    Nessuno dei due comanda ma tutti e due obbediscono.

Incontro delle famiglie del 9 ottobre 2015
Parrocchia di S. Pietro, Frascati

Annunciazione

Luca 1,26-38


26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

----------

Ascolto
È fondamentale l’ascolto per comprendere quello che Dio ci chiede.
Maria ascolta con il cuore, preparandosi con un metodo: l’ascolto della parola.
Maria ascolta anche con la testa: ”Come è possibile?”.

Dove, come, quando, attraverso chi Dio mi parla? Come dirgli sì, sia quando ho capito, che quando non ho capito?

Storia / Mediazione
I tempi, i luoghi e le persone non sono casuali per Dio (26-27).
I miei luoghi e i miei tempi vanno valorizzati, sono importanti.

Questo è il racconto del percorso di Maria; quale è il mio percorso, il mio pezzo di storia?
Quale è il mio tempo? Quanto sono immerso nella mia vita?
Posso leggere i luoghi e i tempi della coppia come luoghi di un possibile incontro con Dio?
Posso leggere i luoghi e i tempi della famiglia come luoghi di un possibile incontro con Dio?
Sotto quale forma arriva per me l’annunciazione?

 

Turbamento e timore / Stupore e meraviglia
Maria rimane turbata (28-30).
Il “non temere” non è oggetto di un nostro esercizio; non è il frutto di uno sforzo.
È un regalo (grazia).
L’angelo predice il suo futuro e le dice cosa deve fare. Le indica un futuro di gloria e di grandezza per il figlio (31-33).
Tutto questo perché ognuno nasce con una storia personale che non è conosciuta da noi, ma solo da Dio.

Maria avrà avuto, durante la vita, dei momenti di dubbio?
Maria sarà rimasta delusa nel vivere il senso che Dio ha dato a gloria e grandezza?

C’è una gradualità nella comprensione del progetto di Dio.

Nella mia vita cosa mi lascia/mi ha lasciato turbato?
Come immagino/ho immaginato il mio futuro? La realtà è stata uguale/sarà uguale a come me la immagino?

Eccomi
La reazione di Maria è razionale e pratica: “Come è possibile?”
La risposta dell’angelo è, probabillmente, incomprensibile. Ma l’angelo le porta un esempio di cosa, nel presente, sta accadendo ad Elisabetta.

Dopo di questo Maria si rende pronta: “Eccomi”.
Maria è pronta al momento presente. Si rende disponibile all’oggi senza più pensare al dopo, al come, al se e al ma.

Quale è il mio presente?
So accogliere la situazione attuale (felice o meno) di vita personale, di coppia e/o di famiglia con apertura e disponibilità? Come un progetto di Dio?

----------

“Miriam sai cos’è la grazia?” “Non di preciso” risposi.
“Non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra.
È la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi.
Non è femminile, è dote di profeti. È un dono e l’hai avuto.
Chi lo possiede è affrancato da ogni timore.
L’ho visto su di te la sera dell’incontro e da allora l’hai addosso. Tu sei piena di grazia.
Intorno a te c’è una barriera di grazia, una fortezza.
Tu la spargi, Miriam: pure su di me.”